Nel 1965, la NASA ha iniziato ad usare le patch di stoffa per identificare ciascuna delle sue missioni e per simboleggiare gli obiettivi delle stesse ed il loro equipaggio. Ogni razzo lanciato ha quindi una patch ufficiale progettata da membri dell'equipaggio in collaborazione con il team di progettazione. I patch sono poi in bella mostra sulle attrezzature e indossate dagli astronauti della NASA e di altro personale affiliato con una particolare missione spaziale con o senza equipaggio. Da allora, altre organizzazioni coinvolte in viaggi spaziali e operazioni segrete hanno iniziato ad usare le mission patch, compresi quelli che si specializzano in PSYOPS (guerra psicologica): la CIA, il Dipartimento della Difesa e il National Reconnaissance Office (NRO). Dal 1960, l'NRO (la cui esistenza è stata resa nota solo nel 1992) ha lanciato decine di satelliti spia segreti nello spazio con la raccolta di una quantità incredibile di informazioni.

Le mission patch sono utilizzate da militari e organizzazioni spaziali per identificare, simboleggiare e descrivere gli obiettivi di una missione ed il suo equipaggio. Questa tradizione si osserva anche nel mondo all'ombra delle PSYOPS in cui ogni missione segreta del Pentagono ha una determinata patch. Queste patch offrono un raro sguardo alle operazioni segrete del Pentagono e il simbolismo su di esse è piuttosto sorprendente: frasi minacciose, simbolismi occulti, riferimenti a società segrete, e talvolta anche un senso piuttosto oscuro dell'umorismo.

Il pioniere in questo settore di ricerca è Trevor Paglen, il quale, nel 2008, ha pubblicato il libro "I Could Tell You But Then You Would Have to be Destroyed by Me: Emblems from the Pentagon's Black World" - in cui sono analizzate molteplici mission patch, in particolar modo quelle oscure del Pentagono.